Casa: un bene sempre più inaccessibile. Quali soluzioni per il futuro?

Il mercato immobiliare in Italia è sempre più inaccessibile. Acquistare o anche solo affittare una casa è diventato un obiettivo sempre più irraggiungibile per milioni di famiglie italiane. Secondo i dati dell’Osservatorio Congiunturale 2025 dell’Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili), quasi 10 milioni di nuclei familiari si trovano in una situazione di impasse: troppo benestanti per accedere all’edilizia popolare, ma con redditi insufficienti per sostenere i costi del mercato immobiliare privato. Una emergenza abitativa che

Acquisto casa: un lusso per pochi

Uno degli indicatori chiave per misurare l’accessibilità all’acquisto di un’abitazione è la quota di reddito disponibile che una famiglia deve destinare al pagamento delle rate del mutuo. Secondo gli esperti, la soglia massima di sostenibilità è fissata al 30% del reddito. Ma i numeri ci raccontano un’altra realtà:

– Per le famiglie con redditi più bassi (fino a 15.000 euro annui), l’incidenza media della rata del mutuo è già al 38,8%, superando quindi il limite considerato sostenibile.
– Nelle grandi città il problema si amplifica: a Milano l’incidenza raggiunge addirittura l’82,9%, a Roma il 61,4%, e a Firenze il 61%.
– Per le famiglie della “fascia grigia” (redditi fino a 24.000 euro), la media nazionale è al 24,9%, ma a Milano si sale al 54% e a Napoli e Firenze al 41%.

Affitti sempre più cari: la seconda opzione è davvero sostenibile?

Di fronte alla difficoltà di acquistare casa, molti puntano sulle locazioni, ma anche qui i numeri sono preoccupanti. Secondo il rapporto Ance, l’indice di accessibilità per chi è in affitto – calcolato come il rapporto tra il canone annuo e il reddito disponibile – mostra una situazione critica:

–  Per le famiglie con redditi bassi, l’affitto incide in media per il 36,1% del reddito, con punte del 70% a Milano e 60% a Roma e Firenze.
–  Anche la fascia grigia soffre l’impatto degli affitti elevati, con una media del 23,2% su scala nazionale e percentuali che salgono fino al 46% a Milano.

L’emergenza abitativa non riguarda solo le fasce più deboli, ma si sta allargando anche al ceto medio, sempre più schiacciato tra salari stagnanti e costi immobiliari in costante aumento.

Un problema europeo, una soluzione comune?

Il problema della casa non riguarda solo l’Italia: tutta l’Europa si trova a fare i conti con un mercato immobiliare sempre meno accessibile. Proprio per questo, la Commissione Europea ha istituito il nuovo incarico di Commissario per l’energia e l’edilizia abitativa, affidato a Dan Jørgensen, con l’obiettivo di mettere il tema al centro dell’agenda politica dell’Unione. Anche la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) è stata chiamata a intervenire, sviluppando strumenti finanziari per incentivare l’offerta di abitazioni a prezzi calmierati.

Social Housing: una risposta concreta alla crisi abitativa

Di fronte a questo scenario, il Social Housing rappresenta una delle soluzioni più efficaci per rispondere all’emergenza abitativa. Offrendo case in affitto a canone calmierato, sostenibilità energetica e spazi pensati per la socialità, questo modello abitativo garantisce una risposta concreta a chi si trova nella cosiddetta “terra di mezzo” tra edilizia popolare e libero mercato.

In Italia, però, la conoscenza di questo strumento è ancora limitata: secondo il 3° Rapporto Federproprietà-Censis, solo il 28,6% degli italiani sa cos’è il Social Housing, e appena il 5,7% ne conosce davvero le caratteristiche.

Per questo è fondamentale sensibilizzare cittadini e istituzioni sull’importanza di modelli abitativi più inclusivi e sostenibili, affinché la casa torni a essere un diritto e non un privilegio per pochi.


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